STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

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FAMIGLIA

 

PARENT COACHING: UNO STRUMENTO PER MIGLIORE LA RELAZIONE GENITORI E FIGLI

 

Cosa funziona sempre nelle relazioni genitori e figli

 

Non servono trucchi o tecniche di persuasione per riuscire a dialogare e farsi ascoltare dai figli, spesso si può cambiare una situazione, cambiando modalità di comunicare o smettendo di fare ciò che non funziona.

 

Non insistere, se qualcosa non funziona, smetti di farla.

 

Capita a tanti genitori di avere situazioni del genere: 

 

- bambini che non vogliono dormire o si rifiutano di mangiare; 

 

- comportamenti oppositivi/provocatori nell’infanzia, nella preadolescenza e nell’adolescenza; 

 

- rifiuto di andare a scuola; 

 

- rifiuto dei genitori e delle regole; 

 

- incomprensione dei comportamenti e delle motivazioni dei figli.

 

Soprattutto con l’ingresso nella pubertà i genitori hanno la sensazione quasi di non riconoscere più i loro figli e faticano a comprendere i cambiamenti tipici dell’età.

 

Con le migliori intenzioni, cercano di seguire i consigli di amici e parenti, oppure seguono la moda o l’esperto del momento, ma con risultati scarsi o nulli.

 

Questo perché ogni situazione ha le sue caratteristiche peculiari, ogni famiglia è unica, ogni genitore ha il proprio stile di comunicazione e di interazione. Ciò che funziona in una famiglia, non è detto che vada bene per un’altra situazione.

 

L’ascolto è la prima vittima del conflitto genitori e figli.

 

Così questi genitori disperati chiedono allo psicologo di intervenire sui loro figli, con frasi tipo:

 

“dottore le porto mio figlio, faccia qualcosa lei”.

 

Quando poi si incontrano questi bambini o ragazzi, spesso ci si trova con figli che non percepivano nessun problema se non genitori troppo agitati, preoccupati o arrabbiati con loro.

 

Interventi del passato

 

In queste situazioni, i modelli tradizionali di consulenza e psicoterapia familiare prevedevano: 

 

- un’analisi della storia di vita e delle relazioni familiari; 

 

- interventi sul minore - che non collabora perché non riconosce di avere un problema; 

 

- scarso o nessun coinvolgimento dei genitori, che continuavano poi ad interagire coi figli con le stesse modalità inefficaci.

 

È evidente come questi modelli avessero dei limiti che li rendevano poco adeguati a risolvere situazioni interattive complesse come quelle genitori - figli come: 

 

- percorsi lunghi; 

 

- essere poco orientati alla ricerca di soluzioni ad hoc per quel problema.

 

Dunque ci siamo chiesti cosa potevamo offrire ai genitori per gestire più efficacemente le loro interazioni con i figli.

 

Ascoltando i genitori notavamo sempre di più come ci fossero due elementi ricorrenti:

 

1. i rapporti tra genitori e figli venivano descritti come un gioco di forza tra le parti, simile ad una battaglia. Le comunicazioni più che essere un confronto sembra assomiglino ad uno scontro. Sembrava ci fosse una guerra in atto tra genitori e figli;

 

2. ci siamo resi conto che tanti genitori non erano a conoscenza delle modalità e delle tappe dello sviluppo dall’infanzia all’adolescenza e dunque valutavano come inadeguati comportamenti tipici di quella fascia di età.

 

A partire da questi due elementi ricorrenti, abbiamo pensato di cambiare modo di vedere questo tipo di situazioni e di rispondere ai genitori.

 

Così, abbiamo studiato e cercato in altri ambiti del sapere umano, come venivano risolte situazioni comunicative e interattive simili.

 

Interventi nel presente

 

Siamo partiti dall’idea che in situazioni complesse da un punto di vista interattivo e comunicativo, se si cambia modo di interagire e di comunicare, possono esserci dei cambiamenti consistenti nella situazione.

 

Così abbiamo cominciato a:

 

1. chiedere ai genitori di lavorare con noi prima di incontrare i figli.

 

Abbiamo cominciato a dire ai genitori: “incontriamoci prima con voi, così ci descrivete la situazione e ci spiegate il problema”.

 

Poi, a partire dall’idea che i problemi genitori - figli hanno le stesse caratteristiche di tutti gli altri problemi, abbiamo provato a:

 

2. applicare i modelli di risoluzione dei problemi normalmente usati in altri contesti della psicologia e della psicoterapia e non solo, alle problematiche di tipo familiare.

 

Poi abbiamo risposto a quella mancanza di conoscenza dei genitori:

 

3. fornendo loro quegli elementi teorici che permettessero di conoscere cosa accade in ogni fascia di età evolutiva;

 

4. li abbiamo aiutati a selezionare le modalità inefficaci, scartandole e potenziare le modalità funzionali di comunicare e interagire, che loro già utilizzavano. Questa è la caratteristica principale del coaching.

 

Stare insieme ed essere un punto di riferimento per i figli.

 

Come funziona il Parent Coaching

 

Il modello di coaching utilizzato prevede:

 

1. uno o due incontri conoscitivi con i genitori per inquadrare la situazione e definire il problema e gli obiettivi che si vogliono raggiungere;

 

2. la presentazione di tecniche di comunicazione e gestione delle relazioni, insieme ad alcune nozioni relative alla fascia d’età del proprio figlio, che vengono messe a disposizione dei genitori e ai quali si chiede di usarle per comunicare e relazionarsi diversamente nelle stesse situazioni;

 

3. la ricerca condivisa psicologo/genitori di soluzioni adeguate e su misura per il tipo di situazione riportata, a partire dalle risorse che tutti i genitori già hanno a disposizione ma che non utilizzano;

 

4. il monitoraggio dell’andamento della situazione alla luce dei diversi modi di comunicare e interagire che i genitori provano ad utilizzare ed i relativi aggiustamenti.

 

Di solito questi passaggi sono sufficienti a cambiare la situazione.

 

Cosa funziona sempre nella relazione genitori e figli

 

Ciò che più spesso ricordiamo ai genitori sono alcuni principi che già bastano a migliorare le relazioni genitori - figli.

 

1. Non insistere: se qualcosa non funziona, smetti, non è la soluzione giusta, soprattutto non è una guerra di sfinimento (in questi casi vince comunque tuo figlio, che ha più energie di te!).

 

2. Ascolta: hai capito le motivazioni di tuo figlio nel comportarsi in un certo modo?

 

3. Domandare è meglio che affermare: chiedere, fare sentire il proprio interesse di genitore.

 

4. Stare insieme: essere un punto di riferimento, passare del tempo insieme, senza fretta.

 

Pubblicato il 23 settembre 2021

 

Dott. Carlo Grolli
Dott.ssa Marta Erba

 

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