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LA PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA
In questo articolo parleremo di come si formano i problemi e di come sia possibile intervenire in modo efficace e duraturo attraverso una psicoterapia breve che utilizza tecniche strategicamente orientate alla soluzione, senza ricorrere a diagnosi psichiatriche o impegnarsi in trattamenti lunghi e poco efficaci.
Lo scenario socio-economico attuale si configura con la presenza di persone sempre più bisognose di interventi di tipo psicologico unitamente ad una maggiore richiesta di interventi efficaci, oltre che ad una minore capacità di spesa.
A fronte di questo scenario, non appaiono più sostenibili interventi psicologici e psicoterapeutici lunghi e basati su complessi sistemi teorici che impegnano la persona dandole l’impressione di lavorare su qualcosa di immateriale come possono essere le parole e i linguaggi specialistici utilizzati nelle terapie classiche.
Pertanto nell’ultima decina di anni, vari approcci terapeutici si sono orientati verso le cosiddette terapie brevi. Si tratta di interventi terapeutici che si prefiggono di eliminare i sintomi o i comportamenti disfunzionali per i quali la persona ha richiesto la terapia, in tempi rapidi e con un terapeuta appositamente formato.
Ad esempio, la psicoterapia interazionista utilizza modelli terapeutici brevi e strategicamente orientati alla soluzione del problema.
Se vuoi sapere come funziona una psicoterapia interazionista, leggi l’articolo qui.
Oltre ad eliminare i sintomi, questo modello di terapia è in grado di produrre un vero e proprio cambiamento delle modalità di dare significato e di costruire la propria realtà personale e interpersonale, da cui si generano i problemi psicologici.
Dunque, la terapia breve rappresenta a tutti gli effetti un intervento radicale e duraturo e non una terapia superficiale e meramente sintomatica.
Ma come sono possibili interventi brevi e così efficaci?
A differenza delle tradizionali terapie psicologiche e psichiatriche, la terapia breve non utilizza nessuna teoria sulla “natura umana” e nemmeno definizioni di “normalità” e di “patologia psichica”. Pertanto il terapeuta non deve impegnare tempo ad interpretare e a “insegnare” alla persona i presupposti teorici con i quali lavorerà.
Le teorie adottate derivano da un approccio strategico ai problemi umani e sono orientate alla ricerca attiva delle soluzioni. Infatti, in quest’ottica, il terapeuta si interessa della “funzionalità” o “disfunzionalità” del comportamento della persona e del suo personale modo di rapportarsi con la realtà.
Le definizioni di “funzionale” e “disfunzionale” non sono stabilite a priori dal terapeuta, ma sono rilevate dalle personali definizioni di “stare bene” e “stare male” che la persona riferisce rispetto ai suoi obiettivi e all’efficacia delle interazioni che genera con se stesso e le altre persone del suo contesto.
Si può affermare che questo tipo di approccio sia particolarmente orientato al cliente.
Inoltre l’approccio breve e strategico in psicoterapia si fonda sull’antichissima e vastissima tradizione umana di risolvere problemi attraverso stratagemmi, logiche non ordinarie e non convenzionali, oppure attraverso l’uso del paradosso e del linguaggio evocativo (attraverso metafore, aneddoti e analogie) e del linguaggio prescrittivo (chiedere alla persona di fare qualcosa).
Come si formano i problemi e come è possibile intervenire con la psicoterapia breve e strategicamente orientata?
Quando ci troviamo di fronte ad una difficoltà, personale, relazionale o lavorativa, la prima cosa che facciamo è utilizzare una modalità di gestione - una strategia - caratterizzata dal buon senso e che ci appare produttiva, magari perché ha già funzionato in passato per una situazione simile.
La logica ordinaria ci dice che quello che ha già funzionato in passato, magari funzionerà anche oggi e spesso è proprio così. Talvolta però, può capitare che la strategia utilizzata non funzioni come ci saremmo aspettati. Usando il buon senso e convinti che i successi dipendano dall’impegno profuso, intensifichiamo i nostri sforzi in quella stessa direzione. Ma più applichiamo la stessa strategia alla difficoltà iniziale, più questa sembra, non solo non risolversi, ma addirittura complicarsi, trasformandosi in un problema vero e proprio e ben strutturato.
Paradossalmente sono proprio gli sforzi che la persona compie nel tentativo di cambiare, a mantenere la situazione immutata. Cioè le cosiddette “tentate soluzioni” messe in atto dalla persona per cercare di risolvere il problema finiscono per alimentarlo e ne determinano la persistenza.
Spesso la persona stessa riconosce che i tentativi di soluzione da lei messi in atto non sono funzionali, ma nonostante ciò, non si riesce a fare diversamente. Allora si cercano consigli o suggerimenti da amici o familiari oppure da persone che hanno avuto problemi simili, con l’unico risultato di alimentare ulteriormente la persistenza del problema, come sopra descritto. A lungo andare la persona può sviluppare sentimenti di incapacità e di sfiducia di poter risolvere il proprio problema.
Anche la ricerca delle cause del problema è un tentativo di soluzione poco efficace, proprio perchè oggi non abbiamo più alcuna possibilità di intervenire sugli aspetti che hanno originato la difficoltà.
La terapia breve strategicamente orientata alla soluzione lavora sulle modalità con le quali il problema si mantiene nel presente, grazie alla ridondante ripetizione delle “tentate soluzioni” adottate.
Gli interventi del terapeuta sono finalizzati alla rottura del circolo vizioso stabilito tra le tentate soluzioni e la persistenza del problema, lavorando sul presente piuttosto che sul passato, sul come funziona il problema piuttosto che sul perché esiste e sulla ricerca attiva delle soluzioni piuttosto che sulle cause.
Tra gli strumenti utilizzati c’è l’uso strategico di prescrizioni, intese come richieste alla persona di provare a fare qualcosa di diverso all’interno del sistema - problema al fine di rompere la persistenza delle tentate soluzioni e scoprirne di nuove e più efficaci.
L’obiettivo degli interventi terapeutici è quello di aumentare le possibilità di scelta della persona e la ristrutturazione dei significati personali attribuita alla situazione definita “problema”.
Questo tipo di terapia è molto efficace soprattutto per i cosiddetti disturbi d’ansia (paure e attacchi di panico), per i disturbi fobici (ossessioni e compulsioni), per i disturbi dell’umore ma anche per le innumerevoli e variegate situazioni in cui le persone sperimentano inefficacia, senso di impotenza e frustrazione davanti alle difficoltà quotidiane nei vari contesti della vita quotidiana.
Pubblicato il 05 febbraio 2015
Dott. Carlo Grolli
Dott.ssa Marta Erba
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