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LA PROMOZIONE DELLA SALUTE NELLA CELIACHIA
Celiachia: come lo psicologo può aiutare a cambiare le abitudini alimentari
Lo psicologo che si occupa di promozione della salute nel caso di diagnosi di celiachia aiuta le persone a far acquisire un ruolo attivo rispetto alla malattia, attraverso tecniche di problem solving e autocontrollo emotivo e cognitivo per la gestione dello stress derivante dal nuovo regime alimentare.
Con diagnosi in età evolutiva, si lavora principalmente con i genitori nel far loro acquisire consapevolezza e competenze da trasferire al piccolo adeguatamente all’età.
In età adulta, si lavora con la persona per farla aderire rigorosamente alla terapia (compliance) e accompagnarla nel cambiamento delle abitudini alimentari.
La celiachia è una malattia autoimmune su base genetica che interferisce con la capacità dell’intestino tenue di assorbire le sostanze nutritive, la cui unica terapia è una permanente dieta priva di glutine.
Il glutine, responsabile della reazione infiammatoria alla base della riduzione della capacità di assorbire i nutrienti da parte dell’intestino, è una sostanza presente nel frumento (grano “tenero” da cui si ricavano le farine o “duro” da cui si ricava la semola), nel farro, nella segale, nell’orzo e nel kamut.
Sono naturalmente privi di glutine le verdure e gli ortaggi, la frutta, i tuberi, i legumi, il riso, la carne, il pesce e le uova, mentre tracce di glutine possono essere presenti in alimenti che ne sono naturalmente privi, ma possono esserne contaminati in seguito a passaggi involontari durante i processi di preparazione industriale e conservazione domestica o nella ristorazione.
La dieta priva di glutine va seguita rigorosamente e per tutta la vita, in quanto va evitata l’assunzione volontaria di glutine anche saltuariamente e in piccole dosi.
A fronte di questo scenario, possiamo ben immaginare come possa cambiare la vita di una persona nel caso di una diagnosi certa di malattia celiaca, tant’è che viene riferito una vita “prima” e “dopo” la diagnosi.
Allora com’è possibile costruire abitudini alimentari accettabili?
Diversi fattori influiscono sulla compliance, ovvero sull’adesione e sulla risposta del paziente nel seguire con esattezza e puntualità le prescrizioni mediche.
In età pediatrica, è importante che i genitori comprendano bene il significato della diagnosi e il rigore della dieta senza glutine, collaborando con il pediatra o con il nutrizionista, ricercando gli alimenti “permessi”.
Adeguatamente alla sua età, i genitori dovranno trasferire al bambino le conoscenze e le competenze necessarie a scegliere gli alimenti e a gestire le situazioni di “alimentazione”, sempre più in autonomia e senza il diretto controllo dell’adulto.
Dal modo in cui verrà vissuta la diagnosi da parte della famiglia e dal modo in cui questa si inserirà nella quotidianità familiare, potrà dipendere anche il vissuto di “malato” del bambino. Sono da evitare atteggiamenti di eccessiva preoccupazione o quotidiane sottolineature della differente alimentazione che possono generare l’idea di un bambino “diverso” agli occhi degli altri o di se stesso.
Fuori di casa, sono diverse le occasioni in cui si può correre il rischio di incontrare alimenti a base di glutine: a scuola, durante una merenda con gli amichetti, ad una festa di compleanno.
La regola principale è evitare di evitare queste situazioni. Invece informare, soprattutto e tempestivamente la scuola, ma anche gli adulti presenti negli altri contesti.
I comportamenti e le scelte alimentari del piccolo vanno monitorati, concedendogli maggiore fiducia man mano che le nuove abitudini alimentari sostituiscono le vecchie e aumenta la competenza a gestire la scelta dei cibi anche fuori di casa.
In età adulta, dopo la diagnosi è necessario aderire alla terapia (compliance) della dieta priva di glutine.
La qualità della comunicazione medico - paziente, fondata su caratteristiche di fiducia, empatia, chiarezza e comprensione del curante è un fattore altamente predittivo del coinvolgimento del paziente nel seguire le cure prescritte1.
Nel percorso di conoscenza della malattia (consapevolezza) possono presentarsi momenti di rabbia, sconforto e rassegnazione.
Imparare a distinguere e scegliere gli alimenti e costruire nuove abitudini alimentari, si accompagna ad un cambiamento dell’immagine di sé e ad una profonda riorganizzazione personale.
Il cibo, che nella cultura di riferimento è associato all’unione, alla condivisione e allo stare insieme, diventa occasione di diversità per chi si trova a dover organizzare la propria alimentazione sull’evitamento di parecchi ingredienti tipici.
In questa fase iniziale, possono essere messi in atto comportamenti di evitamento di situazioni sociali e di aggregazione legate al cibo (cene, pizzate, aperitivi) oppure rischiose trasgressioni della dieta, vissute come eventi eccezionali.
Con il passare del tempo è necessario adottare un atteggiamento sempre più attivo nel ricercare le informazioni necessarie a saper riconoscere e individuare gli alimenti “proibiti” o le preparazioni “incerte”, scartandole e sostituendole con altrettante da far diventare sempre più desiderate attraverso ricette auto-preparate o scegliendo ristoranti di fiducia.
Lo psicologo più aiutare le famiglie e gli adulti ai quali è stata diagnosticata la malattia celiaca attraverso un percorso di promozione della salute finalizzato a trovare le modalità attraverso le quali realizzare l’idea di benessere personale a fronte della malattia.
Ad esempio, tecniche di problem solving vengono utilizzate per analizzare le situazioni in cui il paziente celiaco potrebbe trovarsi in difficoltà nella gestione dell’alimentazione quotidiana al fine di trovare soluzioni accettabili per la persona.
Gli interventi psicologici di promozione della salute rivolti a persone con patologia celiaca sono finalizzati a ad aumentare il senso di auto efficacia (autostima) attraverso comportamenti attivi e autonomi del paziente rispetto alla malattia.
Viene potenziato l’auto controllo emotivo e cognitivo (motivazione) anche attraverso l’analisi delle false credenze rispetto alle cause, al decorso e alla terapia della patologia celiaca. Questo è un trattamento utile per la gestione dello stress derivante dal cambiamento delle abitudini alimentari.
Lo psicologo che si occupa di promozione della salute, collabora con tutta la rete curante - costruendone una su misura, se necessario - e la rete familiare della persona celiaca.
Ai link sottostanti trovi:
Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia dove puoi trovare informazioni sulle norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia.
https://www.celiachia.it/home/HomePage.aspx
La relazione annuale sulla celiachia del Ministero della Salute.
https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3308_allegato.pdf
Note:
1 Correlazione tra empatia del medico e complicanze delle malattie: studio empirico su medici di famiglia e pazienti diabetici a parma, Italia di Del Canale et al. AUSL di Parma.
Pubblicato il 08 febbraio 2021
Dott. Carlo Grolli
Dott.ssa Marta Erba
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