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CONFRONTARSI SENZA CONFLITTO: IL BUON USO DELLA RETORICA
Convincere senza prevaricare
La retorica, ovvero l’arte di parlare bene, è un’antichissima disciplina che studia il modo in cui vengono composti i discorsi, ovvero come si organizza un’argomentazione che a partire da certe premesse, arriva a determinate conclusioni.
La retorica ci aiuta a sostenere le nostre idee quando siamo coinvolti in un confronto con un’altra persona.
Lo scopo della retorica è la persuasione, ovvero convincere l’interlocutore della bontà della nostra argomentazione e delle nostre idee.
Quotidianamente ci troviamo coinvolti in situazioni in cui un soggetto interessato, usando la retorica, tenta di convincerci delle sue idee per i motivi più differenti.
il confronto serve a costruire una visione comune e condivisa.
Un venditore o la pubblicità vuole convincerci della bontà di un prodotto o di un servizio per vendercelo, un collega tenta di rifilarci un lavoro noioso presentandocene i lati positivi, il nostro partner sfrutta ogni occasione per farci decidere di cambiare il vecchio divano, un figlio ci presenta gli aspetti rassicuranti del dormire fuori casa dal suo compagno, un politico cerca consensi in un talk show televisivo.
La retorica sfrutta gli stessi canali e strumenti attraverso i quali avviene la comunicazione, tra i quali, il confronto diretto, i mezzi di informazione, i social network….
Se ben utilizzati, i principi della retorica possono aiutare ad argomentare una tesi generando un confronto pacifico e civile tra le persone oppure convincere le persone con soddisfazione reciproca delle parti coinvolte nel confronto.
Quando nell’uso della retorica si inseriscono errori logici che generano distorsioni nell’argomentazione, ecco che il confronto assume le caratteristiche del conflitto, come spesso assistiamo o ne siamo coinvolti nelle stesse situazioni sopra riportate come esempi.
Di seguito riportiamo alcuni indicazioni1 che servono a gestire un confronto basato sui principi della retorica. Conoscerli può essere utile per riconoscere il limite da non varcare per non trasformare il confronto in un conflitto.
1. Non attaccare la persona ma gli argomenti
Ovvero distinguere la persona dalle sue argomentazioni.
Se durante una discussione attacco la persona, uso dei giudizi di valore che possono offendere il mio interlocutore, il quale sentendosi offeso, replicherà con altrettante offese. Ad esempio, non sapendo come continuare la conversazione, uno degli interlocutori afferma “sei un ignorante”.
Attaccare le argomentazioni significa salvaguardare la persona e mettere in discussione i contenuti della sue affermazioni, cioè cosa dice.
2. Non deformare né ingigantire l’argomento di una persona per attaccarlo meglio
Più è grande l’obiettivo, maggiore sarà la possibilità di colpirlo. Ingigantire un argomento, ad esempio usando generalizzazioni, è un modo per attaccare a tutto tondo.
“Trovi sempre una scusa per non venire a pranzo dai miei genitori” dice un marito alla moglie.
3. Non usare il particolare per rappresentare il generale
Questa tattica comunicativa è spesso usata da chi vuole mettere in cattiva luce un gruppo di persone selezionando informazioni particolari per argomentare la propria idea e tralasciando le informazioni che la smentiscono.
Numerosi sono gli esempi che si possono trarre dalla cronaca per screditare un gruppo sociale, etnico, razziale o con caratteristiche apparentemente differenti dalla massa.
4. Non sostenere il tuo punto di vista dando per scontato che una delle premesse sia vera
Sei così sicuro di ciò che affermi?
5. Non sostenere che siccome qualcosa è accaduto prima allora è la causa
Non tutto ciò che accade prima genera per forza ciò che succede dopo.
Questo tipo di argomentazione è molto diffusa perché la ricerca delle cause è una naturale tendenza dei nostri ragionamenti di senso comune, appunto quello che tende alla ricerca delle spiegazioni.
6. Non ridurre il tuo ragionamento a due sole possibilità
E perché non prendere in considerazione tutte le altre possibilità?
La fotografia in bianco e nero è possibile proprio grazie alle scale di grigio esistenti tra il bianco e il nero.
7. Non sostenere che un’affermazione è vera solo perché non ti dimostrano che è falsa e viceversa
Se la tua idea non è ancora stata messa in discussione o falsificata, non è detto che qualcuno possa smentirla. Viceversa, se qualcosa appare non vero, non è detto che non lo sia in alcune situazioni, circostanze o contesti particolari.
8. Non attribuire l’onere della prova a chi contesta l’argomento
“Dimostrami che non è vero!”
9. Non sostenere che “questo” deriva da “quello” quando non c’è connessione logica
Quante volte abbiamo provato a trovare spiegazioni o nessi logici “fantasiosi” o costruiti apposta per argomentare la nostra tesi?
10. Non sostenere che siccome una premessa è molto popolare, allora deve essere vera
“Lo sanno/dicono tutti che è così!”
Note:
1 - dal sito https://www.philosophymatters.org/
Pubblicato il 13 aprile 2020
Dott. Carlo Grolli
Dott.ssa Marta Erba
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